Domande e risposte
Commissione dottrinale – International Catholic Charismatic Renewal Services
Anno 2011
La Commissione Dottrinale ha ricevuto una indagine riguardante le “Messe con l’etichetta”, ovvero: Messe definite come “Messe carismatiche” o “Messe di guarigione”. La domanda può esser posta in questo modo: (1) è permesso designare Messe in questo modo; e (2) farlo è conforme allo spirito della liturgia? La prima riguarda la legittimità, l’altra la saggezza.
Nell’insegnamento della Chiesa non c’è niente che proibisca tali etichette. Esistono tuttavia dei principi- chiave che si dovrebbero tenere in mente quanto al significato della liturgia della Chiesa e in particolare dell’ Eucaristia. Delineo i principi e poi chiedo come le Messe celebrate nel RCC possono rispettare del tutto questo insegnamento.
Il Vaticano II insegna che i servizi liturgici non sono funzioni private ma celebrazioni della Chiesa che è ‘il sacramento di unità,’ ovvero ‘il popolo santo unito e ordinato sotto i loro vescovi.’ I servizi liturgici quindi riguardano l’intero Corpo della Chiesa. La manifestano, e hanno effetti su di essa.” (Costituzione sulla Liturgia 26).
Nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia (39), di Giovanni Paolo II troviamo: “Data la natura stessa della comunione ecclesiale e la sua relazione al sacramento dell’ Eucaristia, va ricordato che ‘il Sacrificio Eucaristico, mentre è sempre offerto in una comunità particolare, non è mai una celebrazione di quella sola comunità. In realtà, nel ricevere la presenza Eucaristica del Signore, la comunità riceve l’intero dono della salvezza e manifesta, perfino nella sua durevole forma visibile particolare, di essere l’ immagine e la vera presenza della santa Chiesa Cattolica e apostolica’. Da questo ne consegue che una comunità veramente Eucaristica non può essere chiusa su se stessa, come se fosse in qualche modo auto-sufficiente; deve piuttosto perseverare nell’ armonia con ogni altra comunità Cattolica.” Papa Benedetto allo stesso modo insegna: “L’amore che celebriamo nel sacramento non è qualcosa che possiamo tenere per noi stessi. Per la sua stessa natura esige di essere condiviso con tutti” (Sacramentum Caritatis, 84).
Mettere l’etichetta di “Messe di guarigione” o “Messe carismatiche”, a Messe particolari, pur non essendo proibito, contraddice forse lo spirito della liturgia? Dipende dal contesto. Un pericolo potenziale è la “strumentalizzazione” — usare cioè la liturgia per scopi diversi dalla liturgia. Questo accade se la celebrazione è meno che cattolica, ossia, se cerca di escludere anziché includere. Tale strumentalizzazione contraddice il carattere essenziale della liturgia. L’ Eucaristia non dovrebbe essere “usata” per scopi promozionali quando ciò che si promuove non serve alla comunione universale.
Le Messe per le vocazioni per esempio, chiaramente non stanno “usando” la Messa né contraddicendone il carattere cattolico. Le Messe per gruppi particolari all’interno della Chiesa sono normali e legittime, ma una parte essenziale del loro ruolo sta nel rafforzare i legami di questo gruppo con la chiesa universale. Quando le Messe pubbliche sono celebrate per raduni del RCC, non dovrebbero mai escludere gli altri che vogliono venire. Dovrebbero servire a integrare
il Rinnovamento nella vita più vasta della Chiesa, che si realizza nel modo più chiaro nelle Messe presiedute dal vescovo locale.
Il termine “Messa di guarigione” è più vasto di Messa per i malati (pro infirmis) già contemplata nei libri liturgici. Nelle Messe per la guarigione le preghiere dei fedeli possono includere i malati, e l’omelia di solito attinge a brani biblici sulla guarigione. Non è permesso inserire altre preghiere come parte della liturgia. Le riunioni liturgiche non si centrano sui malati, ma dimostrano l’ importanza dei membri malati per la vita della Chiesa intera. Si deve evitare qualunque allusione che le Messe senza l’etichetta di “Messe di guarigione” non abbiano alcuna dimensione di guarigione. In realtà, pare più appropriato parlare di “Messa per la guarigione”.
Suggerisco che la maggior salvaguardia contro l’ abuso sia uno spirito di umile servizio che eviti ogni atteggiamento esclusivo e che cerchi di vivere il Rinnovamento all’interno della comunione piena della Chiesa Cattolica e al servizio della completa riconciliazione di tutte le comunità cristiane all’interno del Corpo di Cristo. È responsabilità di ciascun vescovo preservare e incoraggiare il carattere cattolico di questo gregge, ed egli ha l’autorità di diramare istruzioni riguardanti l’applicazione locale dei principi della Chiesa dove egli vede necessaria la correzione.





